Storia della Soprintendenza

La Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici di Modena e Reggio Emilia nacque in seguito alla riorganizzazione dell’amministrazione del Ministero dell’Educazione Nazionale, per volere dell’allora Ministro,Giuseppe Bottai: il rinnovamento, sancito dalla legge 823 del 22 maggio 1939, precedette di pochi giorni l’approvazione della legge n.1089, prima esaustiva legge dedicata alla tutela del patrimonio storico-artistico nazionale.
La nuova struttura organizzativa previde l’implementazione degli uffici periferici di tutela già esistenti portandoli da 28 a 58 e rendendone più settoriali le funzioni e compiti istituzionali con la creazione delle Soprintendenze ai Monumenti e Soprintendenze alle Gallerie che si aggiunsero alle già esistenti Soprintendenze alle Antichità.
Già dalla metà del quarto decennio si avvicendarono nella sede di Modena, quando ancora era compresa nell’unica Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna dell’Emilia, personaggi di chiara fama: Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, Rodolfo Pallucchini, Cesare Gnudi, Luisa Becherucci, Carlo Ludovico Ragghianti.
A partire dal 1939 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, ricoprirono funzione di Soprintendente alle Gallerie di Modena e Reggio Emilia Ugo Procacci, Filippo di Pietro, Armando Ottaviano Quintavalle, Antonio Sorrentino, Roberto Salvini.
Importantissimo fu il ruolo dell’Istituto durante e dopo la guerra: ad esso spettò l’organizzazione della situazione di emergenza, l’espletamento delle misure di protezione delle opere più a rischio in tutto il territorio che previde anche la smobilitazione e trasferimento di molti beni dai luoghi d’origine: esemplificativo in tal senso lo spostamento delle opere più significative della Galleria Estense presso il castello di Guiglia, nel 1940, insieme ad un ingente numero di altri oggetti d’arte provenienti da molte parti del territorio.
A questa prima azione di salvataggio seguì, concluso il conflitto, una capillare attività di restauro che si protrasse per svariati anni, contestuale ad un’attenta azione di sorveglianza contro la minaccia di dispersione del patrimonio storico-artistico, favorita da una situazione di disagio economico e di diffusa disattenzione nei confronti dei beni culturali.